E dopo petaloso, minuscrazia
Esultiamo, perché anche noi, gonfiando il petto, potremo dire, prima o poi, di avere una concittadina all’altezza di quel bimbo di terza elementare abitante a Copparo, provincia di Ferrara, che ha inventato il neologismo “petaloso”, poi accettato e introdotto nel vocabolario della lingua italiana dall’Accademia della Crusca. Il personaggio in questione ha qualche anno in più, ed è quella Manuela Arata ideatrice del Festival della scienza. Per quanto riguarda la parola appena coniata, si tratta di minuscrazia. È stata lei stessa a comunicarcelo tre giorni fa con due post, a distanza di qualche minuto l’uno dall’altro, sulla sua pagina facebook . “Di fronte ai livelli sottozero cui sta scendendo una certa parte della nostra società (e purtroppo non parlo di diseredati o delinquenti, ma di persone che dettano la loro) oggi mi è venuta una parola che non so se sia nuova, ma mi pare precisa ed è #minuscrazia, che ve ne pare?”. A cui fa seguito “la #minuscrazia dilaga nel paese con il beneplacito di un po’ di intellettuali giocherelloni che adorano far saltare il banco glub!”
Ma, seguendo la sua pagina, era un po’ che l’Arata, personaggio eclettico, che sempre su fb confidava di parlare da sola, girava attorno a questo argomento. E quindi, elucubrando, fra se e se, deve esserci arrivata. Minus: da minus habens, cioè scarsamente dotati e crazia dal cratos, in greco potere. Perciò potere in mano agli scarsamente dotati. E pazienza se la nostra lingua e’ ormai invasa da parole che più brutte non si può. Circa una settimana fa, e quindi qualche giorno prima di creare il neologismo, aveva taggato un articolo del Sole 24 Ore dedicato all’ultima fatica del filosofo canadese Alain Denault, docente di scienze politiche all’Università di Montreal “Mediocratie”. Nell’articolo il processo a cui allude il filosofo e’ descritto cosi “Una «rivoluzione anestetizzante» si è compiuta silenziosamente sotto i nostri occhi ma noi non ce ne siamo quasi accorti: la “mediocrazia” ci ha travolti. I mediocri sono entrati nella stanza dei bottoni e ci spingono a essere come loro, un po’ come gli alieni del film di Don Siegel “L’invasione degli ultracorpi”. Ricordate?”. Poi, forse atto di estrema ribellione, e in contrapposizione, l’Arata aveva inserito l’immagine di Tiberio, 24 anni, giovane dislessico, laureato ad Oxford e dottore in economia. Con tanto di dichiarazione del neo dottore. “Non ho mai mollato, anche se per qualche esame ho dovuto studiare tre volte più degli altri”. E poi di fronte a tanto miserabile contrasto con la realtà di tutti i giorni, il colpo di genio e, quindi la minsucrazia, con tanto di hashtag. Il dibattito sulla pagina facebook della Arata e’ aperto. Se, come il petaloso, vogliamo sdoganare anche questo neologismo, con eventuale imprimatur della Crusca, occorre usarlo nella lingua comune. E credo che il nostro paese e la nostra classe dirigente ce ne offriranno infinite occasioni.
Al momento vi basti la mia morale a doppia faccia orientata, come dicevo, al nostro paese.
Morale:
1) Duro ammetterlo ma se non si riconosce il demerito non si potrà mai valorizzare il merito (Vittorio Zucconi, giornalista)
2) Chi dice che non vince il merito sbaglia. Anche in Italia vince il merito. Il merito di conoscere la persona giusta (Stefano Epifani, blogger).
Il Max Turbatore




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